voto NO perché…

voto NO perché…

Ho letto articoli, ascoltato dibattiti televisivi, radiofonici, rassegne stampa e convegni, anche grazie a Radio Radicale che perora il SI, ma rimango dell’idea che la questione sia talmente tecnica e complessa che non possa essere sottoposta a referendum, e nel momento in cui questo avviene a fronte di tanto tecnicismo e complessità è evidente l’uso strumentale della conoscenza delle persone. A ciò si aggiunga il peso di una questione che modifica la Costituzione. Tutto ha valenza sociale ma ci cono questioni direttamente sociali come l’aborto e il divorzio, e altre che passano per tecnicismi e conoscenze specifiche, professionali, prima di diventare sociali. E così si arriva a chiedere al popolo di esprimersi in merito a questioni tanto tecniche solo quando le riforme non raggiungono la maggioranza dei due terzi in Parlamento. Doppia sconfitta della politica che ricorre al parere popolare solo perché non riesce ad esprimersi da sola. Ma come, la crema della nazione non ci riesce? Come dire che le persone diventano importanti solo come ultima ratio, quando evidentemente “servono”. Altra cosa sarebbe, se possibile, interpellare le persone direttamente, ritenendole evidentemente capaci di affrontare temi tanto complessi. Sarebbe una attribuzione di capacità, e non solo di utilità, come accade con questo referendum

Ciò detto ci si deve esprimere e per farlo si deve cercare di capire. Non si può eludere la questione. Quindi, oltre a votare NO perché la questione è fuori dalla mia portata nonostante mi sia ampiamente informato, voto NO perché invece alcune cose le ho capite molto bene per via esperienziale e professionale. Ho capito che si deve rovesciare il bicchiere. La questione non sta nella “separazione delle carriere”, titolazione d’effetto che in quanto tale non risponde al problema, ma in una legislazione troppo interpretativa che lascia ampi margini di manovra al giudizio finale creando le condizioni per alimentare gli schieramenti politici all’interno di un contesto che dovrebbe invece, nei limiti del possibile, ridurre al massimo la propria discutibilità. Ma questo non accade. La legge è interpretabile perché deve esserlo per poter essere direzionata, e tale “paradigma”, che non piace soprattutto al cittadino che non ha “moneta” per vedere cammello”, cerca adesso di sistematizzarsi perdendo quel margine di imponderabilità che ancora rende il sistema legale libero benché perfezionabile.  

Ancora c’è caos, poi sarà tutto lineare, ma in una sola direzione.

Tutta la legislazione italiana è ampiamente interpretabile, sia nelle formulazioni che nelle applicazioni. Il vulnus è lì. E separare le carriere, come abbiamo ben capito essendo stato affermato anche dal massimo esponente sostenitore del SI, Carlo Nordio (politico, saggista ed ex magistrato italiano, attuale Ministro della giustizia), creerà uno sbilanciamento che sancirà l’appiattimento dell’azione legale sui governi, i quali, cadendo l’obbligo del quorum, la gestiranno nominando direttamente i membri laici del Csm estratti a sorte da elenchi predisposti dal Parlamento. E come affermato da Nordio, di tale opportunità se ne avvantaggerà anche la sinistra quando governerà, sancendo l’unione correlata tra azione legale e linea politica. Altro che separazione. È evidente che non se ne debba avvantaggiare nessuno, e che tale condizione sia la prova provata che non si vuole risolvere il problema alla fonte, agendo sull’apparato legislativo e sulle modalità di applicazione dello stesso, ma alla foce, quando il fiume è esondato, quando non è più possibile nemmeno arginarlo. E non è un caso che la soluzione sia quella di risolvere personalizzando l’azione legale, eludendo così la possibilità di agire alla base. E con l’alibi di non poter agire altrimenti si coglie l’occasione di portare a sé ciò che altrimenti dovrebbe essere portato a tutti. Come dire che siccome non riesco a risolvere la questione su un piano sociale la risolvo su un piano particolare, portandola esclusivamente a mio vantaggio. Questa non è democrazia, è tecnocrazia unidirezionale. È speculare sul problema.

Il referendum pertanto è la via per utilizzare le persone che, attraverso la titolazione slogan, “riforma della giustizia” e “separazione delle carriere”, pensano votando SI di ottenere un maggiore bilanciamento e invece determinano l’esatto contrario; sancire lo sbilanciamento dell’azione legale a favore della politica e non della giustizia.

Per essere più espliciti la titolazione[1] è:

<<Il nuovo quesito, recepito con decreto del Presidente della Repubblica del 7 febbraio, pubblicato in G.U. Serie Generale n. 31 del 07-02-2026, recita: “Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare?”>>

Se ritenete di aver capito rispondete SI.

Aggiungo un altro fattore di base. Una tale modifica, che collega direttamente maggioranza parlamentare e apparato giudiziario, la si fa quantomeno dopo aver introdotto la legge sul conflitto d’interessi per l’intero arco parlamentare, non prima.
Sono troppi gli elementi che impediscono che si realizzi la finalità espressa dai promotori del referendum. Non ci sarà una reale terzietà ma una terzietà reale, tante sono le pressioni che, ormai, talmente radicate e sclerotizzate, appaiono fisiologiche al punto tale da sembrare “azioni politiche”.

Addendum

A margine una considerazione che marginale non è. Il referendum nasce con la finalità di rimuovere la politicizzazione dalla magistratura in quanto condizionata dalle correnti [Magistratura democratica (sinistra), Unità per la Costituzione (centro), Magistratura indipendente (destra), Movimento per la giustizia I Verdi-Articolo 3 (sinistra), Autonomia e Indipendenza (indipendente)], idea lecita ma solo su un piano ideale. La politicizzazione ci sarà sempre, è parte integrante di qualunque attività, di qualunque contesto, professionale, sociale, vivaddio! Non c’è separazione alcuna che possa inibire la politicizzazione, le idee sono dentro le persone non dentro i contesti, e i contesti sono creati dalle persone, comunque e ovunque, indipendentemente dal tentare di arginarli. Il pensiero fa contesto, non è possibile inibirlo. Si può solo impedire la libertà d’espressione, non di pensiero, impedimento che obbliga all’ipocrisia, condizione misteriosamente ritenuta soddisfacente in chi la induce. Quando si mettono paletti, ritenendo possano ostacolare il pensiero politicizzato, che altro non è che l’opposto di quello altrettanto politicizzato dell’inibitore, non ci si rende conto che, non esistendo l’asetticità di pensiero, nemmeno nell’IA, si sta ingabbiando l’aria. L’imparzialità è solo ideale, quindi di per sé già fallita, ideale a cui tendere personalmente, non socialmente, poiché l’imparzialità totale equivale alla parzialità totalitaria che si raggiunge continuando a mettere paletti fino a creare gabbie, per poi scoprire che all’interno di queste si continua a pensare perché l’essenza del pensiero è proprio quella di superare le barriere materiali. La questione è tutta qui. Si crede nella possibilità di liberare le idee incatenandole, che è un paradosso. Per ottenere un pensiero libero si deve liberare il più possibile l’azione del pensare, non selezionarla. Parafrasando il liberismo, le parole si assestano da sole al tendere alla massima quantità e diffusione. Con il liberismo di pensiero si attiva quel setaccio sociale che porta, per continue approssimazioni, all’espressione socialmente migliore utile individualmente. La restrizione preventiva porta ad una giustizia apparente perché riduttiva, espressione di poche parole, e nella limitazione delle stesse si pensa di vedere quella perfezione, quell’ordine, quella giustezza, che invece è figlia solo del poco, contrizione della complessità, frutto di una mente sola, non della sintesi sociale.

Marco Valerio Masci

foto di copertina: “convivenze” – 15 ‎dicembre ‎2022 – Panasonic DMC-TZ100


[1] https://www.altalex.com/documents/news/2026/02/11/referendum-cambia-quesito-per-voto-separazione-carriere

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